Laboratorio per la Città, raggruppamento di esperti, in parte anche con trascorse esperienze politiche nelle istituzioni, ha elaborato un lungo ed articolato documento intitolato ‘Invertire la rotta!” ponendo “proposte per una fase urbanistica preventiva e transitoria” per il Comune di Firenze. Il documento trae spunto dal dissenso e dalla preoccupazione dopo le vicende “del cubo nero nell’area dell’ex Teatro Comunale (e, poi, di altri interventi, fra i quali l’ex Ospedale Militare di San Gallo, l’ex Convitto della Calza e la miriade di studentati di lusso)”. Critiche e sentimenti che, si legge, “si sono particolarmente accentuati anche a fronte dell’intervento della magistratura”.
Laboratorio per la Città chiede in particolare al Comune di Firenze una “moratoria sulle trasformazioni urbane più critiche” selezionandole in base ai maggiori impatti negativi, una “Variante di salvaguardia del Piano operativo comunale”, un “Piano Casa per l’edilizia residenziale pubblica e sociale”. Considera il patrimonio pubblico “infrastruttura strategica di Firenze e dell’area metropolitana” e chiede una moratoria (8-10 mesi) su atti e procedimenti urbanistici rispetto alla “possibile privatizzazione di immobili pubblici o di rilevante interesse collettivo (come la parte dell’edificio ex Fs in viale Lavagnini adiacente a Student Hotel non ancora trasformata, il Centro Alimentare Polivalente, la ex caserma Redi, la ex sede Enel di lungarno Colombo) e rispetto ad aree e interventi previsti dal Piano Operativo Comunale che “comportino perdita di funzioni pubbliche, consumo di suolo, espulsione di residenti o trasformazioni irreversibili del patrimonio storico e ambientale”.
Stessa richiesta per i “cambi di destinazione d’uso senza una preventiva valutazione dell’impatto sociale e abitativo, in particolare nel centro storico” laddove favoriscano “processi di turistificazione e rendita immobiliare”.
La Variante al Poc, tra i punti, sempre secondo il Laboratorio per la Città, deve “ridurre e correggere le aree di trasformazione non attuate, sospendendo le previsioni incompatibili con l’interesse pubblico e sostituendole con usi coerenti con i bisogni della città”, nonché introdurre criteri chiari per la gestione delle aree ex pubbliche già alienate ma non ancora attuate, come le ex Ogr a Porta al Prato o la ex Caserma Vittorio Veneto”. Hanno dato contributi al documento, tra gli altri, Roberto De Blasi, Vincenzo Esposito, Roberto Budini Gattai, Andres Lasso, Amos Cecchi, Alberto Bencistà, Massimo Torelli, Marco Geddes, Giovanni Bellini, Alberto Di Cintio, Marisa Nicchi, Sara Nocentini, Simone Siliani, Andrea Barducci, Antonio Floridia, Daniela Lastri e numerosi altri.
“L’identità e la vivibilità della nostra città, Firenze, sono rese critiche ed alterate da processi trasformativi realizzati, in atto o previsti, del tutto estranei alla logica della pianificazione pubblica ed ai valori ambientali e sociali – scrive Laboratorio per la Città nella premessa alle proposte fatte all’amministrazione comunale – Gli interessi di ristretti gruppi e l’iniziativa speculativa della grande finanza globale, politicamente sollecitata senza alcuna visione della città, mettono fortemente in discussione l’ambiente urbano, l’abitare, la possibilità di risiedere in città a prezzi sostenibili”.
“Non è possibile rispondere dicendo che i processi di trasformazione urbanistica si stanno svolgendo nel rispetto delle norme (cosa che sarà eventualmente appurata nel prosieguo delle indagini e dei percorsi processuali). Anche nel rispetto delle regole possono esser condotte avanti scelte urbanistiche errate e dannose per la città. Né si può delegare all’azione della magistratura le scelte politiche necessarie, né aspettarne i tempi per valutare un intervento. Firenze non regge una situazione così prolungata di incertezza”.
I firmatari del documento ribadiscono “ferma critica alle scelte operate fin qui, le nostre proposte e l’esigenza di rimettere in discussione – in un confronto aperto nella città, nell’area metropolitana e nelle istituzioni – l’asse di fondo di una politica urbanistica estranea alla logica della pianificazione pubblica e ai valori ambientali e sociali che debbono contraddistinguerla. Per questo diciamo nuovamente: Invertire la rotta!”

