25/05/2026

The Coral, “388”. Il Disco della Settimana.

The Coral, “388”. Il Disco della Settimana.

The Coral tornano a sorpresa con album essenziale e diretto che, lontano dai canoni consueti della band esplora -non è uno scherzo!- le radici del dub, dello ska e del rocksteady.

The Coral sono una band britannica nata a Hoylake, vicino Liverpool, nel 1996, guidata da James Skelly e cresciuta attorno a un gruppo di amici di scuola.

Si sono fatti conoscere all’inizio degli anni Duemila (l’album d’esordio The Coral, candidato al Mercury Music Prize, è uscito nel 2002) con un rock ricco di riferimenti, tra psichedelia, jangle pop, folk e merseybeat, distinguendosi nel revival chitarristico britannico per un suono personale e poco classificabile che li ha portati ad essere una band di culto, senza però mai sfondare il muro del mainstream.

Dopo qualche anno di silenzio (Sea of Mirrors e Holy Joe’s Coral Island Medicine Show sono del 2023) interrotto solo da un singolo natalizio nel 2025 (“She Died On Christmas Day”), un nuovo album dei Coral, 388, è disponibile da oggi su tutte le principali piattaforme anche se, senza alcun annuncio ufficiale, disco fisico era già in circolazione da un paio di settimane: l’8 maggio è stato infatti distribuito a sorpresa in alcuni negozi indipendenti del Regno Unito. La sua esistenza è stata confermata soltanto oggi, in un’intervista concessa a NME.

Al contario delle ultime produzioni, molto stratificate e arrangiate, ‘388’ è una assoluta sorpresa, un album che si muove, in maniera molto spontanea ed immediata nei territori del reggae, del dub, dello ska e del rocksteady. A detta della band è stato ispirato dalla nostalgia per gli inizi di The Coral da adolescenti, rinnovata dalla realizzazione di un documentario sulla storia della band, Dreaming Of You del 2025.

“Guardare il nostro documentario mi ha ricordato quanto fossero liricamente alcune delle nostre prime canzoni”, ha detto Skelly a NME. “Avevamo bisogno di tornare a questo. Cavalcavo i testi sull’amore, quando non avrei dovuto. Sto cercando di far passare il messaggio ora il più direttamente ed emotivamente possibile”.

La band ha voluto opporsi alla standardizzazione della musica moderna e agli algoritmi delle piattaforme. La regola imposta dal frontman James Skelly è stata drastica: registrare tutto dal vivo in una stanza, al massimo in due o tre takes, mixando la sera stessa e lasciando intatte le imperfezioni, il fruscio del nastro e gli errori umani. Come dichiarato da Skelly: «Con la musica generata dall’AI, tutto ciò che puoi fare oggi è catturare un momento reale. È l’unica cosa che non puoi falsificare».

L’obiettivo era un ritorno all’essenza indipendente “old-school”,distaccarsi dalle logiche commerciali di mercato (niente pre-ordini infiniti o formati colorati multipli per scalare le classifiche), il disco è stato inizialmente distribuito in segreto per due settimane solo in formato vinile nero in selezionati negozi di dischi indipendenti, puntando sul passaparola vecchio stile prima del rilascio ufficiale.

Dal punto di vista sonoro, 388 rappresenta una deviazione netta rispetto al pop psichedelico e al folk barocco tipico dei loro ultimi lavori, andando a riscoprire le radici della musica nera degli anni ’60 (americana e caraibica), sono infatti il Rocksteady, il Reggae classico e lo Ska l’ossatura ritmica del disco. Le influenze principali dichiarate sono le prime produzioni di Lee “Scratch” Perry, Bob Marley & The Wailers, Toots & The Maytals e la storica etichetta Studio One. Brani come il singolo “Let The Music Play” o “Ride That Train” poggiano su ritmi in levare e groove rilassati tipicamente giamaicani.

La voce di James Skelly si fa più calda e soul (sfiorando il falsetto), mentre tracce come “Leave It In The Past” e “Spirit Catcher” incorporano sezioni di fiati e giri di basso propulsivi che richiamano il sound di Memphis e della Motown, il Vintage Soul e R&B stile Stax.

Tra le fonti di ispirazione figura però anche l’Ethio-jazz delle le compilation Éthiopiques e di  artisti come Mulatu Astatke. Lo stesso titolo, “388” viene dalla scena di Zanzibar degli anni ’70: “lì tutti hanno registrato su macchine a nastro Tascam 388 a buon mercato. Abbiamo uno studio con una bella macchina a nastro, abbiamo imbrogliato un po’, perché abbiamo mescolato quello che abbiamo registrato, ma poi l’abbiamo rimbalzato a una sola pista sulla 388”

Nonostante il cambio di rotta, la band riesce però a non perdere la propria identità. Rimangono sfumature psych-pop anni ’60, l’uso di organi vintage (Hammond e Farfisa) e, in tracce come “Crossing The Sands” e “Shame”, evidenti motivi che richiamano le colonne sonore Spaghetti-Western alla Ennio Morricone.

“388” di The Coral, è il nostro Disco della Settimana.